IL TERRITORO | IL FIUME SANTERNO | |||
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Il fiume Santerno è l'asse ideale della vallata e la sua risalita permette di osservare sia l'ambiente - che dalla pianura gradualmente si trasforma in montagna - sia le singole particolarità del territorio. La S.P. Montanara, con piccole deviazioni, è il percorso da seguire per la nostra scoperta.
Nel letto del fiume sono abbondanti i fossili che biancheggiano sul grigio dell'argilla. Giunti a Codrignano andate al ponte sul Santerno. Il fiume scorre in un canyon 16 m più profondo del livello d'anteguerra, poiché le escavazioni di ghiaia dall'alveo hanno messo a nudo il sottostante fondo argilloso. È un esempio spesso citato, certamente in negativo, di come l'uomo possa innescare un processo di degrado difficilmente arrestabile. A monte del ponte possiamo invece osservare la diga che dà origine al Canale dei Mulini, opera antichissima, più volte rifatta per assicurare a Imola un corso d'acqua che favorisse la difesa della città, una via navigabile verso il Delta ed il mare, oltre che una fonte di forza motrice per macinare.
La sorgente del Monte dell'Acqua Salata, alla testa del Rio Mescola, venne pure sfruttata in passato.
Dal ponte di Borgo Tossignano, la passeggiata lungofiume recentemente sistemata permette una bella scoperta del punto dove il Santerno taglia la Vena del Gesso, a partire dal macigno del Sasdello, grosso spuntone gessoso precipitato nel fiume. Proseguendo si possono seguire le regolari stratificazioni della Vena, proprio sotto il filo della corrente. Dall'altro lato della valle incombe il colle roccioso di Paradisa dove, fino alla seconda guerra mondiale, si svilupparono cave di gesso il cui estratto veniva trasportato in paese con una teleferica.
Appena a valle di San Giovanni di Fontanelice si sviluppa la grande ansa fluviale di Mulino Campola (con l'antico edificio) a fondo ghiaiato, orlata da vegetazione caratteristica e ricca di avifauna; un altro punto per osservare la media Valle del Santerno è il ponte sulla strada che, oltrepassato il capoluogo comunale, sale alla chiesa di Santa Maria Maddalena. Appena a valle di Castel del Rio imboccate la strada della Bordona che sale verso Piancaldoli. I primi ripidi tornanti, tagliati nella roccia, permettono di osservare da vicino la struttura della formazione marnoso-arenacea in cui si sviluppano. A Castel del Rio l'area attrezzata nei pressi del ponte Alidosi è utilizzata per la balneazione nelle acque ancora pulite. Oltrepassato Moraduccio, sul confine con la provincia di Firenze, una strettissima stradella scende al Santerno, sotto la cascata del Fosso Canaglia (allusione ai contrabbandieri che l'attraversavano) che si getta nel corso principale. Una breve passeggiata porta poi a Castiglioncello, suggestivo borgo disabitato ai piedi del Monte La Fine. Poco prima di giungere a Coniale, mentre si imbocca il ponte della Rimessa, ci si trova di fronte alle Balze di Scarampola, una serie di strati arenacei verticalizzati e piegati a contatto con le argille scagliose che debordano da occidente. In paese possiamo invece osservare una grande sequenza di strati marnoso-arenacei, sulla riva opposta del fiume messa a nudo dall'erosione. Ormai in provincia di Firenze, l'alta Valle del Santerno è caratterizzata da roccia più arenacea, tenace e ampiamente utilizzata come pietra da taglio. Tra San Pellegrino e Firenzuola numerose cave si aprono ai bordi della strada. |
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